La via Francigena

Scendendo verso sud, sotto Parma, imbocco la via Francigena. È la strada che percorrevano nel medioevo i pellegrini diretti a Roma e ancor oggi conserva un fascino tutto particolare, non solo per la storia che porta con sé ma anche e soprattutto per i paesaggi che attraversa. S’inerpica con curve e tornanti su quel tratto d’Appennino che divide Emilia e Liguria, dove un tempo si corsero alcune tra le prime gare automobilistiche d’Italia. Qui passò anche Enzo Ferrari.

Alcune foto e targhe commemorative ricordano i fasti di una volta, quando questi luoghi, oggi pressoché disabitati, vivevano di una vita rurale ma vivace quanto quella cittadina.

Ora qui tutto è in vendita. Non vi è tratto di strada dove non vi siano case disabitate che aspettano un mecenate che faccia loro rivivere i vecchi fasti. Spesso sono vecchie casette in pietra, affacciate su panorami mozzafiato, non prive di fascino. Gli stranieri, tuttavia, non si sono ancora accorti di questo paradiso, e gli italiani che lo conoscono devono ancora togliersi di dosso il provincialismo innato che li accomuna per poterlo apprezzare.

Io in compenso approfitto di queso deserto e lascio che la mia piccola si diverta sui saliscendi, tra un tornante e un rettiflo. Poi la strada si fa più ripida, avvicinandosi al passo della Cisa. L’autostrada corre sotto non lontana, ma da quassù non ci si crede che possa esistere un mondo a quelle velocità. Qui ci sono uccellini che cantano, erba nei prati e alberi, e anche questa piccola striscia d’asfalto tutte curve che segna il terreno in qualche modo stona.

Arriviamo in cima, ed è una piccola soddisfazione. Poi è tutto nuovamente in discesa, tra i boschi, fino a Pontremoli. Le ruote fischiano a ogni curva ed è brutto segno, e infatti capita l’imprevisto, a pochi chilometri dal traguardo: nel mezzo di una curva sento una gomma cedere. La macchina comincia a tirare a destra, evidentemente ho bucato. Accosto cento metri più avanti, sotto una casa che affaccia sulla vallata, all’inizio di un piccolo borgo.
La gomma non sarebbe un problema in sé, se non fosse che mi accorgo che la chiave che ho con me è una diciannove, non la diciassette che servirebbe.

Alla finestra della casa si affaccia una signora di mezza età che si complimenta per la macchina. Le spiego che ho un problema e lei mi manda in soccorso il marito. Il signor Giuseppe mi spalanca le porte del suo garage, nel quale ha conservato, fra le tante cose, la chiave della vecchia Thema, che non si sa mai, la chiave della Peugeot di suo figlio, che può sempre tornare utile… e quella dell’Audi, che è quella giusta! È evidente la sua soddisfazione per il fatto di aver trovato tra le cose messe da parte quella che fa al caso mio. Mentre cambio la gomma mi racconta che lui di Cinquecento ne ha avute tre nella vita, che ci faceva le vacanze di qua e di là, anche in quattro e in cinque, dentro come le sardine, e che una volta gli prese fuoco sulla via di Salerno.

Ringrazio il signor Giuseppe e la sua simpatica metà e mi rimetto in viaggio. Lentamente, perché la ruota di scorta che ho montato non è all’altezza, e perché ormai sono a due passi dalla meta e prendere altri rischi non varrebbe la pena.

A Pontremoli arrivo che è già scuro. Faccio un paio di telefonate e di passaparola in passaparola trovo una stanza in un piccolo bed and breakfast. Non è un gran che, c’è umido alle pareti e anche qualche ragnatela in cima al soffitto, ma è in una vecchia casa, ha il suo fascino, e io sono troppo stanco per farmi problemi. Il letto è uno di quelli di una volta, alto al punto che per salirci sopra hanno messo uno sgabello accanto.
Il proprietario è assai gentile. Un signore sulla sessantina, con la barba bianca, gli occhi rotondi e un accento che ha qualcosa di straniero.

Esco a fare due passi. Il paese è vecchio, le case malconce, l’età media degli abitanti è alta. Per poche migliaia di euro si possono comprare qui o nei dintorni intere palazzine. Un rustico indipendente in pietra per venticinquemila euro, tre appartamenti in blocco in una via del centro per centottantamila euro, un antico mulino ad acqua, “tutto in pietra a vista, con antica cisterna da adibire a bagno turco o sauna, posto su un caratteristico torrente d’acqua limpida, con sorgente d’acqua potabile e vicino alla corrente elettrica” per soli sessantacinquemila euro… Tutto da ristrutturare, ovviamente.

Nella piazza centrale c’è un concerto e tutti sono lì a guardare. Suonano il liscio, con i maestri della fisarmonica che si alternano sul palco e fra la gente, anch’essi non più giovanissimi. La scena potrebbe venire da un film anni cinquanta. Ad ogni modo il clima è favorevole, l’aria retrò mi aggrada e l’occasione è eccellente per godersi una birretta defatigante prima del meritato riposo.

E allora lasciatevi cullare anche voi da questa chicca che pochi conoscono: lei è Costantina, lui Stefano Vergani, assieme all’orchestrina Pontiroli. Ne sentirete parlare, sono sicuro!