Epilogo

Da qualche parte è scritto che tutte le cose finiscono. Così avviene anche per questo mio viaggio.
La Poderosa mi guarda serena mentre mi avvicino a lei per condurla alla nave che ci riporterà a Livorno. Sa di aver fatto il suo dovere e io di questo le sono grato, perché è vero: non avrei potuto chiederle di più.

Il traghetto è affollato di turisti che ripiegano verso casa. In coda lungo la banchina c’è un esercito in ritirata di bagnanti intenti a cospargersi le ferite di doposole, famiglie reduci dal crollo del loro castello di sabbia, camper corazzati che portano i segni dell’ultimo campo dovuto abbandonare in fretta e furia, mocciosi frignanti col loro corredo ormai inutile di palette, secchielli e salvagente, automobili e mezzi ausiliari fiaccati le une e gli altri dalla battaglia, alcuni dei quali trascinano carrelli un tempo carichi di provviste dei quali restano solo le vuote carcasse.

La notte passa tranquilla, ma durante il giorno il mare grosso miete nuove vittime. Metà dell’equipaggio dà di stomaco. Quando arriviamo a Livorno, però, come in un film che termina senza finale, ogni male si perde, ogni ansia svanisce, e il lento passo con cui il traghetto attraversa il porto e giunge all’approdo riporta tutto alla normalità di sempre. L’esercito è ora pronto a riprendere la via e ciascun soldato a tornare al suo posto. Lontano dalla battaglia, però, nel mondo civile.

Io m’incammino lungo la superstrada – non è una strada qualunque quella che mi riporta alla realtà, ma una strada con un prefisso che la fa a suo dire migliore delle altre – con un misto di gioia e malinconia. La prima per aver sconfitto i fantasmi di chi mi voleva già fermo varcate le mura di Milano, la seconda perché mai come questa volta tornare a casa mi pesa.
Del resto ero partito con un buon proposito, seguendo il suggerimento di Irene (e del grande Vasco che gli ha scritto il testo): la voglia di non tornare più. Ma va bene così, senza parole.

P.S.: Per le vie di Palermo Lucy ha lasciato il suo messaggio scritto come le piaceva dietro un cartello pubblicitario. Eccolo qui.

Che abbia ragione lei?