Aci e Galatea

Poco a nord di Catania ci sono almeno una dozzina di Aci: Aci Castello, Aci Trezza, Aci Reale, Aci Catena, eccetera, eccetera, eccetera. Non c’entra l’Automobil Club: si chiamano tutti così per via del fiumiciattolo che li bagna.

Leggenda vuole che il giovane fauno Aci, bello e aitante come si conviene ai fauni, fosse innamorato della ninfa Galatea, bella e avvenente come si conviene alle ninfe, figlia di Zeus e di una delle sue tante amanti terrene. Corre voce che lei ricambiasse l’amore. Leggenda vuole pure che della stessa Galatea fosse innamorato anche il ciclope Polifemo, brutto e smargiasso come si conviene ai ciclopi, che sotto l’Etna aveva preso casa perché amante del caldo e dei bei posti. Corre voce, e le fonti sono diverse e attendibili tutte, che lei non ricambiasse.

Fatto sta che il Polifemo ci avesse buoni contatti con le alte sfere e che anche a Zeus non è che girasse tanto bene questa storia di Aci e Galatea, sicché più d’una volta il Divino ammonì la figlia (pur se illegittima sempre figlia gli era!) di stare alla larga dal giovane. Non che insistesse più di tanto, perché l’idea di ritrovarsi in famiglia un ciclope anziché un fauno non è che gli piacesse comunque un gran che… meglio fuori dagli zebedei entrambi… penandoci bene…

Fatto sta che un giorno di quelli (più facilmente una notte, ma qui le versioni divergono) il ciclope Polifemo, passando accanto a un cespuglio sentì un gemito di donna e subito riconobbe la voce della sua amata Galatea. Ella, difatti, si era giustappunto infrattata col fauno, e i due se la stavano spassando della bella. Polifemo, essendo ciclope, di occhio ne aveva uno solo, ma da quello ci vedeva benissimo, e quando vide la scena non ci vide più dalla gelosia. Pur accecato (qui, in verità, il racconto si fa poco credibile… ma si sa che i miti sono miti e non necessariamente devono rispettare criteri di verosimiglianza) raccolse una grossa pietra e con quella colpì a morte Aci.

Impotente, la bella Galatea rimase giorni e giorni a vegliare il suo amato, e le sue lacrime furono tali e tante che da esse si generò il torrente che prese il nome del fauno. Altri dicono che fu il sangue di Aci a generare il fiume, ma è evidente che se così fosse le acque dello stesso dovrebbero essere rosse, e così non è. Dunque la versione più attendibile è senz’altro quella delle lacrime di Galatea, che peraltro è di gran lunga anche la mia preferita.

Adesso ne sapete una in più che prima non sapevate. Contenti?