Nell’alto dei cieli

Il mattino ha l’oro in bocca!

Ne approfitto allora per salire in cima alla rupe sopra Maratea, sulla quale si erige un’enorme statua che raffigura Gesù Cristo nell’atto di abbracciare chi gli va incontro. La piccola sale vispa su per i tornanti, molto più agile di me, che faccio l’ultimo pezzo dal parcheggio con la navetta anziché a piedi. Quattro euro quattro per la sosta (ma il parcheggio è custodito!) e la navetta (quattro tornanti: un euro l’uno!): bentornato nel mondo del turismo di massa! In compenso i tre negozietti di chincaglierie che stanno sulla stradina che porta al Cristo vendono oggetto di notevole fattura: mazze da baseball di duro legno dipinte con i colori delle squadre di calcio e magliette con la scritta “Dio creò il calcio. Poi creò … (sostituite i puntini con la vostra squadra del cuore) e gli disse di andare per il mondo ad insegnarlo agli altri.”. Allora meglio la fotocamera di plastica con le foto finte che girano a ogni scatto…!
Anche Gesù, di lassù, mi guarda perplesso e abbozza un sorriso.

Ad ogni modo da qui il panorama è davvero mozzafiato.

Anche il caldo non scherza, per la verità, così, dopo averla vista dall’alto, approfitto per una passeggiata rinfrescante per le vie di Maratea, condita di granita al caffè.
Il paese è un piccolo gioiellino, coi suoi vicoli stretti che si inerpicano sulle pendici del colle e le belle case decorate di fiori multicolori. E il mare è lì, a due passi, e se ne sente l’aria.
Peccato solo per i troppi negozietti di cianfrusaglie che abbondano in ogni via. In piazza c’è addirittura “La casa del turista”, ma non è un’agenzia di viaggi né un centro di accoglienza: vende gadget di ogni genere e tipo, per gusti nazionali e non.

Mi rimetto in viaggio.
La strada corre lungo la costa offrendomi magnifici scorci l’uno dopo l’altro, fino a San Nicola, dove dietro un tornante si apre la vista sulla spiaggia di Scalea: una larga striscia di sabbia brulicante d’ombrelloni che mi fa venire voglia di risalire la via delle montagne come un topo che, visto il gatto, recupera veloce la sua tana. Dieci chilometri, otto file di ombrelloni suddivisi in settori colorati… prima i bianchi, poi i blu, i gialli, i rossi… Mi viene mal di pancia solo a immaginare tutta la gente che popola questo mondo, intenta a friggersi cosparsa d’olio in questa enorme padella, boccheggiando tutti come naufraghi sotto il sole cocente… Mai, mai, mai, mi ripeto. Mai, mai, mai, mi ridico. Mai, mai, mai….

Naso turato faccio ancora qualche chilometro.
Taglio Diamante: alla mia destra il borgo vecchio e il mare, alla sinistra le residenze estive dei villeggianti. Piccole palazzine a schiera, tutte colorate vivacemente, con ampi terrazzini per godersi il fresco la sera e prendere il sole di giorno, tutte così uguali le une alle altre… Mi sorprendo a pensare che l’inverno qui deve essere lungo e terribile…

A Bonifati ho appuntamento con Rosanna e Dario, che si sposano domenica. Il loro matrimonio in realtà è uno dei motivi che mi hanno fatto prendere in considerazione questo viaggio e sin dalla partenza mi porto dietro un abito, una cravatta, una camicia e un paio di scarpe adatte. Purtroppo però sono in anticipo, e per arrivare per tempo a Palermo non potrò fermarmi.

L’accoglienza è meravigliosa, come è d’uso da queste parti. Saliamo in casa, mi dissetano e mi offrono polpettine di melanzane. Non passa mezz’ora che ho già conosciuto una buona quantità di parenti e amici, tutti altrettanto contenti di fare la mia conoscenza! Con alcuni di loro passo qualche oretta in spiaggia e mi concedo il primo bagno della stagione, mentre il sole scende e colora di rosso il cielo sopra il mare. Mamma che bello!
Per cena siamo tutti assieme in trattoria, mangio abbondante e mi sento un re.
Tanto per smaltire ci concediamo una passeggiata nell’antico abitato di Torrevecchia, ormai quasi del tutto abbandonato. Dario mi racconta com’era una volta, e come gli hanno raccontato che era ancora prima.
In molti sono partiti, e chi è tornato – assai pochi – ha preferito costruirsi casa altrove. Del resto nessuno più vuol fare il contadino e la risorsa principale del territorio è il turismo, e il turismo sta sulla costa, non qui.

Lo ascolto e mi chiedo se davvero il turismo possa essere in definitiva una risorsa primaria e non invece un qualcosa in più che viene dopo. E’ terreno minato, mi rendo conto, ma sono dell’idea che un paese che viva di solo turismo sia in realtà un paese morto. Una voce mi sussurra questo da quando sono partito…

Ok ok, cambiamo discorso. Visto che siamo in zona sentiamoci “Diamante“. Zucchero, quando ancora si chiamava Fornaciari.

P.S.: Viva gli sposi!