Lunarte

Da Sant’Agata dei Goti il mio viaggio prosegue in direzione di Carinola, dove mi aspettano Andrea e Alessandro.
Faccio in tempo sulla strada ad attraversare la periferia di Caserta e poi la città, e la bella reggia che però devo accontentarmi di guardare da lontano.

Andrea ci accoglie in famiglia, poi ci porta a comprare mozzarella di bufala di prima qualità e quindi ci offre un bicchiere di vino. Chiacchieriamo piacevolmente del più e del meno. Andrea è alle prese con i programmi della scuola di formazione politica “Coraggio e Libertà”, che sta organizzando un ciclo di incontri sul tema della legalità quale fattore di sviluppo del territorio. Alessandro invece è al lavoro sul suo secondo libro. Se non avete letto il primo (Manuale del perfetto venditore di droga), fatelo. Ci saluta, che la famiglia lo aspetta. Noi ci facciamo una pizza come Dio comanda, discutiamo di progetti futuri e andiamo a passeggiare per le vie del borgo di Carani, dove sta per succedere qualcosa.

Queste sono terre maledettamente infestate dalla camorra, nelle quali qualsiasi iniziativa incontra mille ostacoli per poter essere realizzata, ma proprio qui alcuni amici sono riusciti a organizzare negli ultimi cinque anni un bellissimo festival di musica e teatro, che si svolge nelle vie e nei cortili del borgo.

Lunarte – questo il nome del festival – è un esperimento originale, una sorta di irruzione di arti e mestieri nel quotidiano, con gli artisti e gli artigiani che animano la manifestazione che portano in piazza il proprio lavoro ed entrano nelle case e nei luoghi di ogni giorno, costringendo la comunità che assiste ad essere parte integrante dell’azione. Tutto si svolge nello stesso momento, così che è impossibile non essere coinvolti.

Pasquale, che del festival è il direttore artistico, e Michele, ci raccontano come vanno le cose e ci portano a spasso tra i luoghi dove stanno per cominciare gli spettacoli. I preparativi fervono ovunque.
Il tempo è tiranno e io devo partire alla volta di Benevento, ma faccio in tempo ad assistere a un paio di prove, spiando curioso dai portoni socchiusi o entrando nelle piccole corti del paese.
Tutto è assolutamente suggestivo, e la qualità dei lavori alta. Mancano i fondi, ci spiega Pasquale, ma molti sono amici e sono venuti anche solo per pochi euro o col solo rimborso delle spese. In piazza, nei due giorni di manifestazione, si esibiscono oltre trenta artisti, venuti qui da tutta Italia. Il Comune però ha dato il suo congruo contributo di 2.000 (leggasi: duemila!) euro sonanti…. non c’è che dire…

In piazza c’è anche il chiosco di un paio di associazioni che fanno lotta alla criminalità organizzata sul territorio. Appena sarò riuscito a recuperarli vi rimando ai loro siti web, perché è gente in gamba e meritano che il lavoro che fanno sia conosciuto. Nel frattempo, già che ci siete, date un’occhiata al sito degli amici del Quiquirì, ai quali ho rubato la foto che vedete sopra!