Solo vento e cicale

I miei piani prevederebbero di scollinare proseguendo oltre Campitello, passando sotto la Gallinola, ma il vecchio detto arabo che mi porto sempre appresso dice che se vuoi far ridere Dio, bene, raccontagli i tuoi piani!
La piccola infatti ha bisogno di una sistemata, perché in cima alla salita ha ripreso a singhiozzare. Sicché ritorno da dove son venuto e scendo verso Boiano. In paese ci metto un po’ a trovare un meccanico. Il primo che incrocio è molto giovane, avrà vent’anni, e si arrende: “Mi spiace, non saprei dove mettere le mani…”. Perbacco, niente male come inizio… Provo più avanti. C’è gente quando arrivo, due o tre clienti. Mi metto da parte e aspetto. Cinque, dieci minuti… C’è un altro detto che mi porto appresso: chi fa da sé fa per tre. Lo diceva sempre mio nonno. Saggezza popolare! Tiro fuori il cacciavite, sfilo il cicler, una soffiata, due, rimonto tutto e… come per magia il ronzio della piccola torna regolare come un orologio svizzero! Bene, possiamo ripartire.

Imbocco la grossa statale che scende verso Benevento ed esco a Morcone, grosso paesone abbarbicato sul fianco di un alto colle, dal quale si gode una vista su tutta la valle. Qualcosa gira storto oggi… al terzo tornante mi ritrovo con una gomma a terra. E due! Per fortuna il giovane meccanico del posto è assai più intraprendente del collega di Boiano. Mi da del voi e mi chiede solo di aspettare il tempo di finire quel che sta facendo, e nel mentre si fa quattro risate quando gli racconto che arrivo da Monza col Cinquino.
“E quanto ci avete messo ad arrivare?”
“Una decina di giorni”
“In autostrada?”
“La evito come la peste”
Sorride compiaciuto.
“Ma viaggiate di sera o al mattino presto?”
“A tutte le ore, perché?”
“E come fate senza l’aria condizionata?”
“Col tettuccio aperto e i finestrini non c’è bisogno…”
“Ah… fate senza… Eh, quando ci si abitua alle comodità però poi è difficile fare senza….”

Anche il capo quando arriva mi guarda curioso. “Questa però non è di Morcone…”, mi dice studiando per bene la piccola, e quando dico anche a lui che ho fatto più di mille chilometri per arrivare non ci vuol credere. E’ divertito però. Forse anche lui ha delle avventure in Cinquecento da raccontare, ma si limita a sorridere e non mi dice nulla. Alla fine mi tratta bene, però, e questo è quel che conta.

Di nuovo sulla strada.
La via tra Morcone e Solopaca attraversa ricchi vigneti. Alberi di fichi e ulivi si alternano alle piantagioni di tabacco e alle viti, in ordine sparso sulle tra morbide colline che ricordano i paesaggi della Toscana.
Tra le case sparse, quelle vecchie in pietra e le nuove in muratura, si leva in lontananza il fumo di un covone in fiamme.
Mi fermo all’ombra di un grosso albero di nocciole. Regna un silenzio irreale, rotto solo dal frusciare dei rami al vento e dal canto di grilli e cicale. Le viti sono cariche di grappoli d’uva piccoli e neri. Qui domina il sole, padrone assoluto e incontrastato. Solo ogni tanto una piccola nuvola passa a dare un secondo di conforto.
Ronza una mosca.
Il vento si fa sentire più forte e scuote le fronde, poi torna il silenzio.
Sulla strada non passa nessuno.

Sotto uno di questi alberi ci si potrebbe passare la giornata sonnecchiando un poco, aspettando che arrivino le ore più quiete, quando il sole concede un po’ di tregua. Sarà il richiamo della terra natia, ma io qui mi sento a casa.

Scendendo verso valle il largo cappello di alcuni pini marittimi fa ombra ai vecchi casali di campagna sparsi qua e là. Incrocio un passaggio a livello. Mi fermo aspettando il passaggio del piccolo treno a gasolio. Dalla casa accanto salgono i rumori della tavola e la voce chioccia di una moglie che riprende il marito.

Quando arrivo nella bellissima Sant’Agata dei Goti ho bisogno di un caffè. Scopro così che nel frattempo Benevento perderà la Provincia. E’ una di quelle con meno di trecentomila abitanti, come le vicine Campobasso e Isernia, del resto… che sia giunta l’ora del Molisannio? E’ quello che si auspica da queste parti, da molti anni.

Lungo il corso, in paese, due ragazzini giocano a carte. Ascoltano Fabri Fibra e cantano ad alta voce. Avranno dodici anni, a occhio e croce… Nel piccolo giardino comunale una vecchietta parla al cellulare, facendosi beffe della modernità. Quando riattacca resta lì a lasciare che il tempo passi e la ritrovo quando ripasso più tardi, come se il tempo non fosse trascorso.
Mi affaccio a un vicolo per scattare qualche foto. Una signora di mezza età se ne sta sulla soglia. Scambiamo due chiacchiere, sul paese, sulle bellezze del posto….
“Viaggiate da solo?”
“Sì”
“Eh… Un poco di compagnia è cosa buona però…”
Sorride.

Mi rimetto in viaggio.