Un cesto di vimini

Partenza da Scanno di buon ora, direzione Opi, dove partono alcuni sentieri per un’escursione nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

Sotto gli alberi valico il passo di Monte Godi. Non è un gran che in fatto di altezze, ma il nome è ben augurante, no?

Sulla strada, a Villetta Barrea, c’è il mercato e ne approfitto per comprare un po’ di frutta. Con cinque euro compro tre chili di frutta: banane, prugne, albicocche, pesche e due mele. Niente male, anche perché è tutto molto buono. Mi serve un contenitore per tutta questa frutta e visto che all’angolo c’è Rocchio Marchiano che intreccia a mano cesti di vimini me ne faccio dare uno. Ne prendo uno piccolino, non lo pago poco, ma Rocchio lavora con mestiere, ha settantadue anni e dice che a lavorare così sono rimasti in due in tutta italia: lui e un amico suo a San Giovanni Rotondo, “il paese di Padreppio”. E poi per fare il cestello che porto via ci vuol un giorno di fatica!

In realtà non c’è bisogno di tutte queste rassicurazioni, sono convinto di aver fatto un buon acquisto e che il cestello di Rocchio mi seppellirà.

Facciamo una sosta a visitare il vecchio borgo di Civitella Alfadena, poi arriviamo al campo base.
L’escursione che scegliamo è molto semplice, il sentiero sale tranquillamente lungo un torrente, fino a una sorgente, poi da qui prosegue più ripido fino a quelle che chiamano “Grotte delle Fate”.
In tutto circa tre ore di cammino per salire, ma questa volta la meta delude le attese, dato che le mitiche grotte altro non sono che due incavi nella roccia assai miseri. Poco male: una passeggiata nei boschi è sempre un piacere e prima di rientrare al campo c’è il tempo per mettere i piedi a mollo nelle acque gelide del torrente.
Poi ci rimettiamo in viaggio, che la strada è lunga.

Faccio benzina ma qualcosa va storto, perché la piccola comincia a sbuffare e perde qualche colpo, arranca, poi qualche chilometro più avanti si ferma. Fuori Alfadena c’è un meccanico. Non è un meccanico vero e proprio… lo era. Con l’arrivo dell’elettronica c’erano troppi investimenti da fare… Per una vecchia Cinquecento però non c’è problema… fatemi vedere… Fuori il “gigler”, una soffiata… una spruzzata d’aria compressa nel carburatore… ecco fatto! Benzina sporca, probabilmente, ma adesso il motore della Poderosa romba di nuovo sonoro e possiamo ripartire. Mille grazie! Saluti, strette di mano… quanto le devo? …niente figuriamoci è stato un piacere, come ai vecchi tempi!

Scendendo verso sud il paesaggio cambia. La sensazione è netta, per la vegetazione che si fa più rada, per i colori che si fanno meno brillanti, e per le abitazioni lungo la strada, che non sono più le vecchie case di pietra dei borghi abruzzesi ma troppo spesso casotti in muratura dall’aria povera e dimessa.

Ci allunghiamo ad ammirare il bel castello di Cerro al Vulture, ma il paese intorno non c’invoglia a una sosta, sicché tiriamo dritto per Campitello Matese, dove passeremo la notte. La salita è ripidissima ma lo stradone è ampio e il panorama è davvero assoluto.
Mangiamo bene. Buon per noi…!

Buonanotte con la fata di Bennato.