La pietra dello scandalo

Ridendo e scherzando arriviamo a Pacentro, altro paese con tutte le sue cosine a posto, come le facevano un tempo. A Pacentro ogni contrada ha il suo dialetto, e le contrade sono almeno una trentina, stando agli scudi sul muro del palazzo comunale. Gli abitanti invece sono milleduecento e rotti. Li ascolto parlare per cogliere le differenze d’accento, ma devo dire che qualcosa mi sfugge…

Scendendo lungo la via principale, sotto la rocca che domina il paesaggio sottostante, s’incontrano le signore che parlottano sedute sulle loro sedie davanti alla porta di casa, i bambini che giocano in piazza e gli uomini al caffè.

Passando sotto un arco, in testa a un ponticello, ecco la pietra dello scandalo!
Altro non è che una seggiola di sasso sulla quale venivano fatti sedere coloro che avevano debiti che non potevano onorare. Dovevano sedere nudi sulla pietra ed esporsi così al pubblico ludibrio, e in cambio ogni pendenza veniva rimessa. Ma che umiliazione però… Oggi son convinto che se esistesse un metodo analogo per non pagare i creditori intorno alla pietra ci sarebbe la fila col numerino come al supermercato!

Di fronte al ponticello ha il suo studio Ferdinando. Ispirandosi a Modigliani (ce lo dice lui) scolpisce oggetti nella pietra bianca della Maiella (ci dice lui anche questo) che vende ai turisti e ai passanti. Scolpire è il mestiere di famiglia: scalpellino lo zio, scalpellino il padre, scalpellino lui. Da loro ha imparato, perché all’istituto d’arte ci è andato un anno ma è uscito l’anno dopo perché là non imparava niente.
Il parroco del paese gli ha rilasciato un attestato nel 1951 che lo consacra abile scultore e artista figlio d’arte. Ce lo mostra orgoglioso e si mette in posa per le nostre foto. E’ contento se gliene facciamo, chissà che non finisca sul giornale.
“Mentre lavoro è meglio, ma fate attenzione che la pietra nostra è morbida ma fa le schegge… Se poi volete fotografare pure gli strumenti…”. Io e Pino lo accontentiamo volentieri, e per gratitudine ci portiamo a casa anche due piccole incisioni a testa. Per il buon cuore questo e altro! In cambio Ferdinando ci spiega che la pietra dello scandalo una volta non era così: quella palla di cemento sopra l’hanno messa dopo, prima c’era l’incavo per sedercisi col culo. Il dubbio in effetti m’era venuto…

Di nuovo in strada, di nuovo bambini che mi salutano! L’ultima volta mi era capitato nel sud della Tunisia, passando per paesini in moto, questa volta invece a pochi chilometri da Sulmona.

Approposito! Sarà la fortuna, sarà l’abbondanza di luoghi fuori dal comune che punteggiano lo Stivale, ma le sorprese arrivano di continuo: giro una curva uscendo dalla città e che ti trovo? Lo stabilimento Pelino, dove fanno i confetti più buoni del mondo! Posso mai fingere disinteresse, proprio io? Accosto la rossa e scendo a guardare il museo storico della manifattura e a visitare il negozio. Limito la razzia a tre buste di confetti assortiti, ma resisto solo il tempo di varcare la soglia prima di assaggiare il primo. Superlativo! Passo il resto del viaggio a sgranocchiare ricoperti, mandorlati, fruttati, al cioccolato, alla marmellata, rossi, bianchi, rosa, azzurri, pralinati, nocciolati…