Ieri come oggi!

Nella piazza principale di Cremona, di fronte al Duomo, c’è un fresco porticato che accoglie i tavolini di un caffè d’epoca. Ci si può bere o mangiare qualcosa godendosi la vista sulla bellissima facciata della chiesa e su quella che è la torre campanaria in muratura più alta d’Europa (dunque, dedurrei, del mondo intero…).

Pochi metri più in là una piccola loggia accoglie un monumento eretto a Ercole, mitico fondatore della città “secondo una leggenda cara agli umanisti”.
La postilla impressa nel marmo già mette in chiaro quale sia lo spirito della gente del luogo, poco incline alle fantasie, ma meglio ancora fanno le targhe che campeggiano sui muri della stessa loggia, con le quali si ringraziano i personaggi illustri che hanno onorato la città con donazioni e fatti concreti. Tra di essi Ferrante Aporti, primo fondatore degli asili in Italia, il commendator Palmiro Martini, che lasciò in eredità al Comune duecentocinquantamila delle lire del 1908 per opere varie, il professor Carlo Speranza, che donò i suoi libri e istituì un premio annuale per la medicina, e ancora Pietro Fogliato, Giuseppe Mambretti e Teresa Dornbach, che lasciarono i propri tenimenti affinché venissero impiegati per consentire gli studi in legge, musica e medicina ai loro concittadini indigenti che ne fossero meritevoli, e ancora Francesco Conte Albertoni e i fratelli Lanfranchi, che diedero parte del proprio patrimonio ai poveri e così via. Uno su tutti, però, merita il mio plauso assoluto e riverente: il Mauro Macchi da Milano, che morì il 24 dicembre 1880 – udite! – senatore e povero, a testimonianza che le due parole potevano a quei tempi andare a braccetto, e che, onorandosi d’esser stato deputato cremonese al Parlamento, “lasciava in memoria della sua gratitudine ottocento lire di rendita annua alla città affinché ne vantaggiasse la popolare istruzione esclusa ogni ingerenza clericale!