The Rock House

Simona mi ha messo in contatto con Tiziana e Max, che vivono nella valle sotto Montasola. Il posto è sufficientemente sperduto nella campagna perché non possa esimermi dal fare loro visita.
M’incammino, passo Stroncone (sic!) e a Coppe la sagra della ciriola copparola (sic!!) che chiude il centro storico mi costringe a un fuori pista sullo sterrato di una decina di chilometri. La Poderosa se la cava come al solito egregiamente anche sui sassolini. Ogni giorno che passa mi stupisce per la sua capacità di adattamento a ogni situazione…!
La via, deviazione a parte, è impervia alquanto. Mi perdo nella campagna dietro i suggerimenti del navigatore, che fatica anche lui a raccapezzarsi, e quando arrivo a destinazione è quasi sera.
Salgo in cima al paesino, sotto le mura del quale si gode di una vista strepitosa.

La casa di Tiziana e Max si chiama Rock House, ma non è un pub né una discoteca. È una bella colonica, ristrutturata internamente con gusto moderno: pavimenti in resina, pareti bianche, ampi spazi e arredamento essenziale, tutto molto ben curato. Max e Tiziana vivono qui. Lui ha fondato tempo fa un giornale di cultura alternativa che ha avuto il successo meritato e ne ha ceduto le quote ai soci quando era ora di farlo. Lei ha lavorato in pubblicità per anni e ora è incinta. Entrambi hanno lasciato il lavoro e aspettano che nascano le loro due gemelle, in arrivo a breve. Ogni tanto soggiornano all’estero per qualche tempo, poi tornano qui, lontano da tutto.

Mi accolgono con una birra fresca e un assaggio di formaggi accompagnati da conserve, mostarda e confettura. Chiacchieriamo piacevolmente mentre il sole scende dietro le colline.
Max mi racconta di aver comprato casa qui diversi anni fa, pagandola col ricavato della vendita della sua collezione di dischi. Quarantamila pezzi, mica pizza e fichi! Ma all’inizio non ci voleva venire nessuno, sicché ci veniva lui da solo, ogni tanto, a passare qualche giorno tranquillo.
Poi è arrivata Tiziana, e con lei la decisione di ristrutturarla e di venirci a vivere.

Il paese conta una sessantina di abitanti, ma nella valle, nelle case sparse, vivono circa duecento persone.
La valle è scomoda da raggiungere, sicché i turisti non ci hanno ancora messo il naso e solo qualche tedesco e qualche inglese ogni tanto passano in cerca di affari per il proprio buen retiro.
Il grosso dei vicini sono contadini alla vecchia maniera: vivono nei campi e abitano in famiglia, della quale fanno parte a pieno titolo anche i polli e le galline, dormono anche in cinque nella stessa stanza e una volta all’anno vanno a Predappio a mettere un fiore sulla tomba del Duce. Fanno eccezione loro e Luca, che insegna alla Sapienza, vive a qualche centinaia di metri con la moglie scrittrice e ogni giorno parte in Vespa per la stazione più vicina e arriva a Roma in treno.

Resterei ancora, ma devo arrivare a L’Aquila dove mi aspettano Pino e Paolo, e la strada è lunga e buia e passa per le montagne. Me ne vado sinceramente contento di essermi spinto fin qui.