Tutto è possibile!

Bene, siamo partiti.
Ore undici e quindici di venerdì cinque agosto duemilaundici.

La mia Cinquecento, lavata e ripulita ben bene per l’occasione, si comporta da vera regina della strada. Con sussiego aristocratico cede il passo alle irrequietezze delle più giovani compagne, ma mi consente una bella andatura e starle in groppa è davvero un piacere. Da anzianotta quale è soffre di una leggera incontinenza: qualche goccia d’olio trafila dal motore, ma è poca roba, passerà. Invece quel tettuccio aperto, la sorpresa di allungare un braccio e avere sotto mano ogni piccolo oggetto che stia nell’abitacolo e l’allegro scoppiettare del motore regalano un gradevolissimo senso di libertà. Mi perdonino i colleghi delle due ruote per il paragone, ma è quasi meglio che passeggiare in moto, non fosse altro perché qui si può stare senza casco!

Uscendo di casa ho incontrato il più anziano dei miei vicini. Ha una gamba offesa e fatica un po’ a salire le scale. Per cortesia quando lo incrocio mi fermo un po’ prima sul pianerottolo, così che non si senta in dovere di accelerare il passo. Quando m’incontra abbozza un saluto. Rispondo e ci scambiamo qualche convenevole. Cosà fa, come sta? Le solite cose, insomma. “Lei non parte quest’anno per le vacanze?”, mi chiede. “Sono giusto in partenza”, rispondo, e con una punta d’orgoglio allungo lo sguardo verso la Cinquecento parcheggiata di sotto. “Con quella?”, dice lui. “Beh, sì” rispondo. “Ma con quella non andrà molto lontano…”. “Veramente vorrei arrivarci fino a Palermo…”, dico io.
Lo vedo perplesso, esita un secondo. Probabilmente ha parlato d’istinto e si è accorto d’avermi lasciato un poco interdetto, così cerca rimedio e tira fuori un compassionevolissimo: “Ah beh, tutto è possibile!”. “Speriamo”, penso io ad alta voce, e lo saluto.
Fin qui pare lo sia davvero, inconvenienti a parte. Stiamo a vedere…