Somewhere. Not here.

Da qualche parte. Certo non qui.

Forse voi non sapete chi sia, ma Johnny Marco è un famoso attore hollywoodiano. Il pubblico lo adora, la critica lo osanna, i migliori registi se lo contendono, i giornalisti lo tempestano di domande inutili e le multinazionali lo scritturano per le loro campagne pubblicitarie. Potrebbe meravigliare che alle sue calcagna non s’accalchi un nugolo di paparazzi (già, perché?), ma Johnny Marco è davvero il numero uno. Infatti è ricco, ha tutto quel che si potrebbe desiderare, compresa una fiammante Ferrari nera che adora guidare. Ha donne bellissime che gli si concedono al primo approccio, in ogni angolo della terra dove i suoi viaggi lo conducono. Ha anche una ex moglie. E una figlia adolescente molto in gamba, che lui però trascura alquanto, preso com’è tra mondanità, feste e impegni di lavoro. Voi potreste pensare che Johnny Marco sia l’uomo più felice del mondo, che la sua vita sia la cosa più desiderabile cui un uomo possa aspirare, che il suo futuro sia radioso e il suo presente magico, ma non è così. Johnny Marco è depresso. Proprio così, possiamo giurarlo. Sente che la sua vita non ha un senso, che tutto quello che fa è vuoto. Sente che dovrebbe essere un padre migliore, un amante sincero e un uomo generoso, ma si rende conto di non esserne capace. Sì perché – dovete sapere – la fama e la ricchezza non danno la felicità. Credeteci, può sembrare strano, può suonare incredibile, ma è proprio così! E così un giorno il nostro Johnny Marco abbandona tutto: le sue cose nell’hotel in cui vive, la sua Ferrari al bordo di una strada lunga e diritta che corre verso il nulla. E continua a camminare lungo quella strada, finalmente con il sorriso sulle labbra. E il film finisce. Vogliamo dire: “finalmente”? Ma sì, diciamolo! Può sembrare irrispettoso, ma è rispetto propinare allo spettatore un nugolo arraffazzonato di banalità e luoghi comuni passandolo per pensiero intimo e profondo?

P.S.: Per chi, indeciso se vedere il film, ritenesse ingeneroso quanto sopra, quello che segue è un elenco delle scene migliori.
1. Quindici minuti di orologio di corse in Ferrari con il rombo del motore come unico sonoro aprono e chiudono il film.
2. Johnny Marco accusa i primi sintomi di depressione: per circa tre minuti lo vediamo seduto su un divano, sorseggiare una birra indeciso. Una pera rotola irrispettosa sul tavolino davanti a lui.
3. Johnny Marco e le donne (per rispetto di chi legge riporto solo il meglio del meglio):
3a. J.M. va a una festa. Tutti dicono cose banali. Che fare? Un drink e una pasticca per tirarsi su, poi si avvicina alla più donna più bella, le rivolge la parola e se la porta a letto. Facile, no?
3b. J.M. apre la porta della sua stanza d’albergo. La vicina della porta accanto non aspetta altro: uno sguardo e via con la cavalcata di rito!
3c. J.M. parla al telefono, si affaccia al balcone. Al piano di sotto una donna prende il sole, ma appena si accorge di lui gli mostra il seno. Lui davvero non ne può più… come biasimarlo, del resto?
4. Johnny Marco è in piscina, dorme su un materassino che va alla deriva. Nessun sonoro se non rumori di fondo lontani. Dopo qualche minuto il materassino esce di campo. Così, lentamente, un po’ per volta.
5. Johnny davvero si è reso conto di essere una nullità. Ci ha messo un po’, ma finalmente trova il coraggio di chiedere aiuto. La donna che gli risponde gli consiglia di fare del volontariato. Mai consiglio fu più azzeccato!
6. …davvero volete che continui? Ci sarebbe la scena di Johnny Marco che riceve il Telegatto, con Nino Frassica, Valeria Marini… imperdibile! Se volete vederla dovete soffrire un po’ anche voi, andate al cinema!

Somewhere, di Sofia Coppola
USA 2010, colore, 1.85:1, 98 min
Vincitore del Leone d’Oro per il miglior Film al Festival di Venezia 2010.

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