Lux vs. Woodman

Francesca nasce nel 1958, a Denver, Colorado.
Inizia a scattare le prime foto a tredici anni. Le stampa da sola, nella propria camera da letto, trasformata in studio fotografico. Questo rapporto intimo e privato con la macchina fotografica la accompagna per tutta la vita: il suo lavoro è quasi per intero composto di autoscatti. Si ritrae in contesti desolati, talora squallidi, comunque essenziali, assumendo pose inconsuete, nelle quali quasi mai compare in volto mentre spesso è nuda o seminuda. Sovente si tratta dei medesimi luoghi in cui vive. Dietro ogni immagine sua s’intuisce una ricerca meticolosa del risultato finale. S’intuisce la voglia di scavare dietro la superficie della materia, dentro quel corpo, che è il suo, che con la stessa sua arte Francesca pare voler distruggere, forse umiliare, senz’altro nascondere, mimetizzare, annullare. Muore sucida a soli 22 anni, prigioniera dei suoi incubi.

Loretta è del 1969, nata a Dresda, in quella che allora era la famigerata Repubblica Democratica Tedesca. Riesce a trasferirsi a Monaco nel 1989, prima però della caduta del Muro, e lì studia pittura. Dieci anni dopo abbandona la pittura e si dedica alla fotografia. Non si tratta di un abbandono vero e proprio: Loretta porta con sé il suo bagaglio di esperienze e lo applica alla nuova tecnica, facendo ricorso agli strumenti che l’informatica e la tecnologia le mettono a disposizione. Fotografa bambini, in posa, abbigliati con abiti che ricordano un passato che non c’è più. E li trasferisce in un mondo di sogno, fatto di colori morbidi e ovattati, intriso di una serenità surreale, raggelante. Il risultato è vivo, commovente, reale in una maniera stupefacente, inquietante per la sua capacità di cogliere la furia che ribolle dietro la calma apparente.

Due approcci diametralmente opposti alla fotografia. Da una parte il rispetto formale, il bianco e nero dettato dalla luce, l’immagine fedele, la ricerca introspettiva, la scarnificazione della tecnica ridotta all’osso del suo essenziale. Dall’altro la rivoluzione, il colore selezionato dall’estro, le regole piegate alle esigenze artistiche, la manipolazione, l’occhio che corre sul mondo fuori, guarda al passato e s’interroga sul futuro. Nessuno scandalo se, per una volta, questo secondo pare anche più efficace del primo: l’arte è ancora un fatto umano.

Tutto questo si è visto a Milano: Francesca Woodman a Palazzo della Ragione e Loretta Lux alla Galleria Carla Sozzani.

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